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Ho trovato questa immagine (non così modificata :P) cercando su Google. Se vuoi rivendicare i tuoi crediti, contattami.
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, lunedì, 28 novembre 2005
Ninniach wrote at 18:54

La Neve.

Fra i banchi di scuola, la prof. che spiega un canto dell' Eneide, i miei folti capelli che sfiorano impetuosamente il banco, unito a quello di Arianna. Stretta nel maglioncino bianco, e in un paio di aderenti jeans blu intenso, le mani scorrono veloci lungo il mio blocco di letteratura, prendendo appunti. Lo sguardo, vaga, attraverso le finestre e scorge qualche fiocco di neve, insinuarsi lentamente nel gelo mattutino sino ad accarezzare il terreno. Le mie labbra si schiudono, pronte ad affermare ad alta voce " La neve! ", come avrei fatto qualche anno prima, ma invece no. Mi trattengo, la Potacchi é piuttosto rigida negli schiamazzi durante le sue pallosissime lezioni. Ammaliata, osservo i fiocchi di candida neve moltiplicarsi e sfiorare il terreno. Sospiro, quasi senza rendermene conto e riprendo a scrivere appunti e a seguire quella vecchia arpia, cinguettare quasi senza sosta, per obbligarci a distogliere lo sguardo dalle finestre e riprendere a seguire la lezione.

Sono contenta, che abbia nevicato. La neve significa per me significa sempre qualcosa di pittoresco. Magico.

Una Chià che sogna troppo.




(( Scrivi quello che vuoi. ))


, giovedì, 24 novembre 2005
Ninniach wrote at 16:42

La penombra, la tenue luce della luna piena che filtra attraverso le tende linde, che s'insinua lungo il suo volto, illuminandolo. Nessuna parola, soltanto i nostri respiri che ritmicamente si susseguono ; magicamente, per una volta, non vengo sopraffatta dai penseri, dalle domande e lascio che il suo profumo mi culli, dolcemente. In un'altra dimensione, in una specie di trance, sento le sue braccia che mi cingono, la mia schiena premuta contro il suo petto. Mi sussurra qualcosa di carino all'orecchio, un brivido mi percorre la spina dorsale, partendo dal collo sino a raggiungere la pianta dei piedi. Socchiudo le palpebre, per qualche istante, il mio corpo premuto completamente contro il suo. Talmente vicini, talmente sovrapposti d'apparire quasi come plasmati in una cosa sola.

Una luce, qualcosa di assolutamente entusiasmante e piacevole in questo momento particolarmente spossante e buio. Non lo credevo così maturo, così intelligente, l'avevo sottovalutato presuntuosamente, come faccio con la maggior parte delle persone che conosco. Lui e il suo maledetto sorriso, che mi fanno impazzire. Lui e le sue gambe, snelle e perfettamente lavorate. Lui. E basta. Avevo rotto con lui a settembre, perchè lo ritenevo superficiale, lo ritenevo insulso, egocentrico ed egoista come tutti gli altri ragazzi. Invece la mia testolina bacata ha dovuto ricredersi, dopo una sua ennesima défaillance. Non credevo di avere talmente tanta paura dell'amore. Non so se è peggio questo o il fatto di avere delle barriere agli occhi e sottovalutare gli altri. Cosa mi ha fatto ricredere? Il fatto che, evidentemente, non teneva a me come a un paio di calzini come mi ero maledettamente convinta. Ha saputo stupirmi. Con poco, certo, ma forse in quei quattro o cinque mesi ha capito che io di parole ne spendo tante ma in fin dei conti, sono innamorata delle sensazioni. Tornavo dalla palestra, in una serata ombrosa e gelida, in una viottola poco illuminata che conduceva alla via centrale. La mano sinistra regge la sacca della palestra, quella destra ciondola nel vuoto sino a che viene sfiorata da un'altra, non la mia. Trasalisco, e m'irrigidisco, prima di voltarmi intimorita e trovarmi davanti il suo sorriso, immenso come al solito. Deglutisco, e faccio per dire qualcosa, senza sapere nemmenio io che cosa, ma mi blocca. Mi posa l'indice sulle labbra, e mi trae a sé. Le dita intrecciate, i respiri si fanno sempre più vicini, sino a quando le nostre labbra s'incontrano, congiungendosi, dolcemente. Lo abbraccio, e poggio la testa sulla sua spalla, socchiudendo gli occhi per qualche istante. Restiamo lì, immobili, finchè veniamo spaventati da un cagnetto impazzito e allora iniziamo a ridere, e a correre come dei bambini, sino a raggiungere casa sua, vuota. Lo seguo, intimidita, raggiungendo il salotto. Qualche chiacchiera attraversa il silenzio di quella stanza così pulita e splendente. Si siede, e lo raggiungo. Inizia a parlare, e inebetita dalla sua voce un pò roca lo seguo, distratta dalla sua bellezza greca. Mi tocca il polso, e un brivido mi attraversa, come quando succedeva qualche anno fa, quando eravamo degli adolescenti indisciplinati e impulsivi. La luna riflette, c'illumina. Questa serata è per noi, soltanto per noi. Non mi preoccupo di avvertire la mamma, non mi preoccupo della sfuriata che sarebbe avvenuta dopo (e come effettivamente e avvenuta). Niente di niente. Esistiamo solo noi due, i nostri corpi premuti l'uno contro l'altro, il rumore dei nostri respiri. Una piacevole sensazione di accoglienza e sicurezza che non avrei mai immaginato così profonda.

All your life, you were only waiting for this moment to be free.  Per tutta la vita hai solo aspettato questo momento per essere libera.  

Le note mi rimbalzano nella mente, ancora adesso che mi trovo davanti al monitor del pc, assaporando ogni momento di quella notte. Assaporando il presente e il futuro come una succosa pesca, una vellutata ciliegia. Inebriata dal profumo delle pagine del mio libro preferito, delle saponette del bagno. Sapermi godere qualsiasi cosa della vita. Avere voglia di vivere e di affrontare qualsiasi cosa. Una sensazione attuale, che forse svanirà tra qualche giorno, ma chi può dirlo? In fondo, la vita è qualcosa di prezioso, che va vissuto sino in fondo, dolcemente e avidamente.




(( Scrivi quello che vuoi. ))


, lunedì, 21 novembre 2005
Ninniach wrote at 12:14

 Il tempo continua a scorrere, inesorabilmente. L'estate è finita da un pezzo, e con sè ha portato via gran parte delle cose che amo di più al mondo : il caldo, l'Australia, le corse in riva al mare, i tuffi, le uscite serali.. Ora con l'inizio della scuola sono costretta a passare le giornate sui libri, se non voglio ritrovarmi un bel 4 in tutte le materie. Ma ultimamente tutti in casa siamo tutti con la testa per aria, perchè c'è un problema con Alessandra, una delle mie sorelle minori. Avevo accennato a lei nel vecchio blog, di rado suppongo. La mia confidente, una delle pochissime persone che ho conosciuto in vita mia che sanno ascoltare, che sanno capire. E' vero, ero in forte contrasto con lei spesso, per un motivo o per l'altro, abbiamo un carattere molto forte entrambe, ma eravamo unite da un tacito armistizio, qualsiasi cosa accadesse, ci volevamo bene. Non la pensavo così superficiale, così avventata. Se n'è andata di casa. Non sto scherzando, anche se mi piacerebbe tanto che fosse tutto uno scherzo. Avevo già accennato a Chiù, e ad Alì, che era andata via da casa per qualche giorno per stare da Cristina, la Maggiore di noi. E invece, toh. Ieri ha mandato una lettera, una lettera, vi rendete conto? La persona con la quale ho scambiato più parole in vita mia (e state certi che ne dico di parole,io!) ha mandato una lettera fredda nella quale diceva che intendeva stabilirsi da Cristina definitivamente. Ero allibita, quando l'ho letta. Il fatto che Cristina, con i suoi 27 anni suonati le abbia retto il gioco mi ha lasciato di stucco, però : capisco l'astio, il rancore, capisco tutto, ma reggere il gioco a una sedicenne per farla andare via di casa, mi sembra eccessivo. Per cosa, poi? Mah, è mistero. " Non sono affaracci miei " come gentilmente si è impegnato d'informarmi mio padre. Comunque, Cristina non maturerà mai, questo è chiaro. E il fatto che abbia voluto sposarsi e avere una figlia per dimostrarlo, non basta di certo per cancellare tutte le cazzate che ha fatto in vita sua, anzi. Questa è l'ennesima. E' di un infantilismo assurdo, non crescerà mai. Cioè, sono allibita. Devo averlo già detto un centinaio di volte, suppongo . Voglio vedere quanto resisterà, a tenere a bada a quella piccola pestifera di Julie, voglio proprio vedere. Immagino che Cristina la recluterà a tempo pieno come baby-sitter, altrimenti si pentirà presto di averla presa con sé .

Una delle poche positive di questi ultimi tempi, è che sto osservando e disegnando molto. Sto imparando ad apprezzare l'autunno, nonostante la brina alle otto del mattino, ai - 2° . E' pittoresco, ho notato. Le foglie dalle mille sfumature, che calpesti ottenendo un gradevole suono.  

Tutto sommato, l'autunno mi piace.

Tutto sommato, l'autunno mi piace.

 




(( Scrivi quello che vuoi. ))


, martedì, 01 novembre 2005
Ninniach wrote at 10:36

Lunedì 31 Ottobre, Sera.

Halloween, festa degli spiriti. Le vetrine dei negozi traboccano di zucche d'un arancione intenso, scritte minacciose, addobbi e festoni. Una festa (di origine irlandese) che mi è sempre piaciuta. Una festa cupa, macabra, inquietante. Come ogni anno, io e le mie pazze amiche, abbiamo deciso di organizzare una festa, che si è svolta nel seminterrato di Silvia e Marta.

Preparativi

Mi ritengo cresciutella per i travestimenti veri e propri, ma qualcosa al dilà del normale eccita sempre. I pantaloni di velluto blu scuro, il maglione extra- large nero, il cappotto della stessa tonalità. Gli anfibi, rigorosamente neri, con le stringhe arancionissime. Eyeliner, mascara, matita, ombretto scuro, e sono trasformata in una perfetta Morticia Addams. Per l'occasione, mi raccolgo i capelli in uno chignon, trafiggendolo con un lavorato bastoncino cinese, non so come si chiami è.é.

La festa

Fantastica, devo dire. Silvia e Marta hanno come sempre fatto un ottimo lavoro. Sparse per la stanza, zucchette di svariate dimensioni, candele a forma sia regolare che a forma di zucca . Poster inquietanti, disegni ben fatti di scheletri e fantasmi. Alcuni scarti di calzamaglie con lo scopo di sembrare spiriti aleggianti mi hanno fatto prendere un colpo. I tavolini, erano traboccanti delle leccornie più impensate. Lecca-lecca a forma di zucche e scheletri, dolci a forma di ossa incrociate, caramelle di ogni tipo.  Il pianoforte a coda, in un angolo, aveva un aspetto preoccupante, il caminetto spento anche. L'unica reale fonte di luce era la finestrella, coperta anche quella da un telo oscurato . Abbiamo dato inizio alla gara di storie di paura. In un paio d'ore sono passate le cose più impensate : storie di spettri, spiriti, fantasmi, zucche viventi. Ok, lo ammetto. Più che del brivido erano commedie, ma ci siamo divertiti molto lo stesso.

Chià.




(( Scrivi quello che vuoi. ))


, martedì, 01 novembre 2005
Ninniach wrote at 08:42

Domenica, 30 Ottobre.

E’ strano, molto.

Una domenica pomeriggio come le altre, come tutte le altre. Lia e Karen che cinguettano per casa, con le loro riviste di moda e i loro trucchi, Sam e Ephr che giocano in cucina a lanciarsi cucchiaiate di omogeneizzato, mentre mia madre tenta disperatamente di bloccarli, imbrattandosi a sua volta. Io, al computer, ad ascoltare un po’ di musica e a continuare la mia sottospecie di romanzo.

Sento bussare alla porta, è il papà. Strano, penso. In genere non entra quasi mai in camera mia e di Alessandra. ( Che ultimamente si è trasferita da Cristina ).

Sembra timido e impacciato, lo posso capire. Non è molto in complicità con noialtri : fare sette figli e poi non conoscere nulla di loro può essere molto frustrante.

Così, intimidito e impacciato, mi chiede se ho voglia di andare con lui in montagna, così a fare un giro. Sto per rifiutare, ho una montagna di lavoro da sbrigare al PC. Ma poi ci ripenso, guardo fuori dalla finestra. Il tempo è bellissimo, il cielo è terso e senza alcuna nuvola che lo sovrasti, perché no, in fondo?

Così annuisco, m’infilo la giacca e lo raggiungo in macchina.

Inizia a farmi domande, su cosa mi piacerebbe fare dopo le scuole superiori, se ho già qualche idea. Rispondo, e la conversazione si esaurisce rapidamente, come al solito, quando inizia a parlare. Inizia a parlare, e sulle prime non mi rendo nemmeno conto di che cosa, troppo assorta a osservare il meraviglioso paesaggio aldilà del finestrino. Torrenti, cascatelle, colline dalle morbide e dolci ondulature, montagne . Ho notato quant’è strano osservare le montagne da molto vicino : non ti sembrano neppure più montagne, piuttosto un ammasso di foreste.

Sussulto alle sue parole, come riportata alla realtà, come essere risvegliata da un lungo sonno.

<< Vuoi che ti parli di come ho conosciuto la mamma? >> sorrido, tra me e me e annuisco. Inizia a raccontarmi di quando la conobbe, trent’anni fa, quando lui ne aveva solo venti e lei addirittura diciassette.

Una cosa molto romantica, devo dire. Erano a una fiera del libro, a Melbourne, dove entrambi erano nati e cresciuti. In comune non avevano proprio niente. Mio padre un intellettualotto che aspirava a una grande carriera, mia madre una che va dove la porta il vento, con nient’altro in tasca che un semplice diploma in Economia e Commercio. All’inizio non volli crederci : mi sembrava troppo romantico, troppo stile Beautiful, ma a quanto pare accadde tutto proprio così.

Mia madre, Rachel Smith ( avete mai sentito un nome più banale di questo? :P ) riuscì a far perdere completamente la testa al giovane Stephen, a tal punto che si sposarono soltanto quattro mesi dopo essersi conosciuti.

Impressionante.

Arrivarono in Italia, dove mia mamma aveva lontanissime radici, a Brescia, e lì costruirono famiglia. Non credevo che mio padre fosse così bravo a esprimersi, mi sono totalmente assorta al racconto, come se fosse un romanzo. Raggiungemmo la montagna dopo un paio d’ore circa : il paesaggio era stupendo. Chilometri e chilometri di campi coltivati, un’estesa vallata di trasparente acqua davvero pittoresca, e le montagne, illuminate dal sole, celavano ogni singolo loro aspetto. Siamo rimasti dieci minuti a contemplare il panorama, poi ci siamo stesi sul prato e abbiamo fatto merenda. Non la smetteva più di parlare, giuro!  Non credevo avesse una parlantina così sciolta e raffinata. Ora so da chi l’ho ereditata. Si fece pomeriggio inoltrato, e così c’imbarcammo per tornare a casa. La macchina scivolava tranquilla lungo i vialetti scoscesi, delimitati da una candida staccionata che dava sulla valle. In prossimità era visibile il rossore del crepuscolo fra le montagne che si congiungevano l’una all’altra. 

Raggomitolata sul sedile anteriore, sgranocchiavo una mela con lui, osservando ammaliata il paesaggio per l’ennesima volta, ridendo e scherzando . Sono  f e l i c e, felice di questo pomeriggio trascorso conoscendo una persona che non conoscevo, nonostante vivesse nella mia stessa casa.

 

Lunedì, 31 Ottobre.

Vacanza, finalmente. Dopo un mese e mezzo di scuola iniziavo già a sentirmi stanca.  La sveglia ha suonato, come al solito, ma due ore e mezza più tardi del solito, e non sono dovuta schizzare fuori dal letto velocemente.  Ho potuto godermi il piacevole torpore del sonnecchiare in pace e tranquillità. Erano solo le nove del mattino, ma vista l’ora legale, erano le dieci in realtà. Il sole batteva già : si prometteva il quarto bel giorno consecutivo. Ho fatto colazione : la mia solita tazzona di latte con intinti i Galletti. Con calma. Per la prima volta in tanto tempo ho potuto provare il piacere di fare colazione con pace e tranquillità, controllare la posta in pace e tranquillità, infilarmi la tuta da ginnastica, con pace e tranquillità. Avevo deciso di andare a correre, questa mattina, per scaricare lo stress accumulato ultimamente. Ho infilato le mie Nike bellerrime e sono uscita. L’aria era frizzante e gradevole, benché il sole influisse già tiepido. Un sottile strato di brina ricopriva i muretti di cinta. Il mio respiro si condensa in una nuvoletta, per poi dissolversi nel nulla.

Il tempo perfetto per correre.

Inizio a camminare, piano, per sciogliere un poco i muscoli. Imbocco il viale diretto alla Chiesa di S.S. Valentino, aumentando di tanto in tanto, sino a raggiungere la strada pianeggiante, quella di terra battuta. E’ umidiccia, impregnata di pioggia e posso sentire lo scalpiccio delle mie scarpe che calpestano le foglie umide. Percorro quella strada per un paio di chilometri, per poi tornare indietro. Costeggio il torrente, raggiungendo lo Stadio, risalendo . Corro, e mi sento libera, come solo la corsa può rendermi libera e felice. Mi isolo dal mondo, m’immergo in una dimensione soltanto mia, dove niente può turbarmi o scalfirmi. L’aria mi culla, si prende cura di me, mentre mi lancio a capofitto in essa.

Sono tornata a casa verso le undici, e mi sono messa a scrivere. In settimana dovrei andare a Prato e poi a Lucca, dove ci saranno alcune fiere molto carine, delle conferenze e poi dovrei incontrare una persona.

Sono tornata a casa verso le undici, e mi sono messa a scrivere. In settimana dovrei andare a Prato e poi a Lucca, dove ci saranno alcune fiere molto carine, delle conferenze e poi dovrei incontrare una persona.

Sono tornata a casa verso le undici, e mi sono messa a scrivere. In settimana dovrei andare a Prato e poi a Lucca, dove ci saranno alcune fiere molto carine, delle conferenze e poi dovrei incontrare una persona.




(( Scrivi quello che vuoi. ))